AVEZZANO – “Signor colonnello, i tedeschi si sono alleati con gli americani e ci sparano addosso…Armistizio? Non lo sapevo! Non sono stato avvisato”.
Con queste battute si fissa la storica confusione dell’8 settembre del 1943 nella quale viene calato improvvisamente il Paese e a farlo sono le parole del tenente Innocenzi interpretato da Alberto Sordi nel film “Tutti a casa” di Luigi Comencini.
Inizia così l’odissea dei protagonisti che cercano di tornare al sud, quel sud dove con gli Alleati si stava insediando il Nuovo Governo del Paese che meriterebbe un discorso a parte.
Innocenzi vive tutte le contraddizioni di quei giorni, così come nei panni del capitano Blasi aveva vissuto, sempre Alberto Sordi, le contraddizioni della Guerra d’Africa Orientale nel film “I due Nemici” di Guy Hamilton.
Innocenzi-Sordi finisce a Napoli, dopo essersi rifiutato di collaborare con la RSI, e a Napoli sul cadavere del soldato che lo aveva accompagnato, si riveste della sua dignità e comincia a combattere dopo quella battuta famosa: “Eh no! Non si può sempre rimanere a guardare!”
“Tutti a casa” è il segno di quell’Italia rimasta folgorata dall’armistizio e al tempo stesso desiderosa di uscire da un conflitto mai sentito e condiviso. Blasi-Sordi confiderà a Bernasconi: “Pure io combatterei per una guerra che avesse un senso…” Forse la battuta non è esatta ma il senso è quello!
L’8 settembre è l’inizio della grandi divisioni: chi di là e chi di qua! Divisioni che non si sono mai effettivamente sanate e che sono ancora segno, oggi, della impossibile riconciliazione, specie oggi che si riaffacciano strane ombre di un fascismo del tutto anacronistico e che, in realtà, è forse solo una destra travestita per raccogliere consenso e consensi.
Nel periodo che si apre con l’8 settembre si inquadreranno poi film come “Era notte a Roma” di Roberto Rossellini.
È il film dove si racconta che, durante l’occupazione tedesca di Roma, tre prigionieri di guerra fuggono da un campo di prigionia e vengono ospitati da Esperia, una giovane popolana che pratica la borsa nera, e dal suo fidanzato Renato, un antifascista militante.
Possiamo poi ricordare quel “Roma Città aperta” che mostra tutto l’orrore di quel periodo di occupazione e di guerra civile con i quali non si è mai fatto un conto che sia di chiusura dei conti, per l’appunto, con la storia. Roberto Rossellini con Anna Magnani riuscì a fissare il dramma di quei giorni.
Veniamo al fine alle polemiche di questi giorni sul “25 aprile”, sul suo significato. Se ne son sentite molte! Però il reale significato sta, forse, nella “riconquista della libertà”, in questo senso “liberazione” e “libertà” acquisiscono un diverso connotato. La seconda è un bene a prescindere, mentre la prima è il segno della riconquista e della riaffermazione del diritto alla seconda. Restano le divisioni che vengono acuite in questo tempo di caccia al consenso, però questo giorno è un giorno italiano come tanti altri, dove si mostra ciò che siamo davvero, con tutte le nostre contraddizioni e le nostre contrapposizioni quelle stesse che Blasi e Innocenzi hanno fissato in maniera, talora, un po’ macchiettistica ma non per questo meno reale. Come risolvere la questione? Facendo i conti con la storia! Ma questo è difficile in un Paese che, come scriveva Montanelli. “…ha per capitale una Città con un nome spropositatamente grande per un popolo che quando grida FORZA ROMA, pensa solo ad una squadra di calcio…”